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Così disegno il nuovo Bangladesh

Dopo la cacciata della premier autoritaria Sheikh Hasina il paese vive un momento di instabilità: «C’è un clima tossico, io uso le mie vignette per denunciare le difficoltà della gente e per dare voce ai giovani», racconta il fumettista Tanmoy Cartoons. Guarda anche la puntata di FINIS TERRAE

«Sostenere i giovani fumettisti del mio Paese è un modo per incoraggiarli a trovare la propria voce per raccontare la loro storia al mondo, dall’interno»: così il noto fumettista Syed Rashad Imam Tanmoy, per il pubblico Tanmoy Cartoons, spiega il suo im­pegno – e le sue speranze – per il nuovo Bangladesh che sta cercando un equilibrio dopo i rivolgimenti e­pocali della scorsa estate. Era il 5 a­gosto quando, dopo lo scoppio di manifestazioni studentesche e l’enne­simo spargimento di sangue per mano dell’apparato repressivo del governo, il siste­ma che aveva mantenuto al potere per quindici anni la lady di ferro Sheikh Hasina e la sua Awami League inaspettatamente crollava.

«Nessuno avrebbe potuto prevederlo anche solo poche settimane prima», commen­ta il cartoonist, che negli ultimi anni aveva conosciuto da vicino il capilla­re sistema repressivo e di censura promosso dalla premier, figlia di quel Sheikh Mujibur Rahman che per i bangladesi è il padre della pa­tria visto il suo ruolo nella lotta per l’indipendenza dal Pakistan ottenuta nel 1971. Un’eredità che tuttavia l’autorita­rismo di Hasina aveva fatto sbiadire, a causa del pugno di ferro contro qualunque forma di dissenso ma anche della corruzione e dei brogli che avevano caratterizzato le ultime tornate elettorali. Un clima in cui il bavaglio ai media la faceva da padrone.

«Nel primo periodo della mia car­riera professionale pubblicavo regolarmente vignette di satira politica su testate come il Dhaka Tribune, The Daily Star e The Daily Sun – racconta il disegnatore 37enne – ma da una dozzina di anni gli spazi per questo tipo di contenuti si sono progressivamen­te ridotti. Ho dovuto cominciare ad autopubblicare il mio lavoro sui social media, finché l’approvazio­ne nel 2018 del Digital Security Act, che in nome della sicurezza dello Stato colpiva chiunque dif­fondesse informazioni “scomo­de”, non ha reso molto pericoloso anche esporsi on line». Una situa­zione che ha dato origine a diversi livelli di censura: «Quella che arri­vava dal governo, quella applicata dai media ma anche l’autocensu­ra, visti i rischi per chi esercitasse il diritto di critica. E infine, la reazio­ne dello stesso pubblico: se prima i miei post erano condivisi da tanti follower e i commenti erano di so­stegno esplicito, poi, per paura delle conseguenze, le persone hanno cominciato a evitare le con­divisioni e a scrivermi commenti come “Stai attento!”, o “Non vo­gliamo vederti dietro le sbarre”».

Così, per un certo periodo, anche Tanmoy Cartoons ha diradato il suo lavoro di satira fino a sospen­derlo. Nel frattempo, ha coronato il sogno di aprire una casa editri­ce di fumetti, la Cartoon People (cartoonpeoplecomics.com), con cui ha cominciato a pubblicare anche prodotti per ragazzi, come la serie di Rustom Palwan, goffo adolescente di un villaggio rurale che sogna di viaggiare per il mon­do ma imparerà a valorizzare an­che la storia e la saggezza della sua gente. Un impegno meno politico ma dal valore educativo e sociale importante.

Finché, il 16 luglio dell’anno scorso, successe qualcosa che avrebbe convinto Syed a tornare sulla scena: mentre infuriavano le proteste degli studenti contro il sistema di quote di posti di lavoro statali riservati per legge ai fami­gliari dei “combattenti per la liber­tà”, che favoriva nepotismo e corruzione, un giovane disarmato fu ucciso a sangue freddo dalla polizia davanti alle telecamere. «Rimasi scioccato. Quei ragazzi, che stavano rischiando la vita per chiedere giustizia, mi hanno ricor­dato la mia stessa motivazione a cambiare le cose. Certo, avevo paura come tutti, ma ho ricomin­ciato a pubblicare vignette». Oggi per il Bangladesh, dove dopo la fuga in India della premier Sheikh Hasina il governo è stato affidato al “banchiere dei poveri” Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace, si è aperta una nuova era di possibile libertà. «Per noi artisti l’opportunità di esprimerci senza vincoli è come l’aria che re­spiriamo», commenta Tanmoy Cartoons, che tuttavia ci tiene a mettere in guardia dai rischi del momento: «Da una parte il Digital Security Act è ancora in vigore. Dall’altra, assistiamo paradossal­mente a un eccesso di esternazio­ni che in mancanza di una gover­nance reale sono pericolose: chiunque oggi prende posizione in modo aggressivo e tossico».

E alle parole di odio spesso purtroppo seguono i fatti. In questi mesi gli episodi di violenza e i regolamenti di conti tra fazioni sono stati frequenti e il Paese ha visto un preoccupante aumento delle tensioni comunitarie, con aggres­sioni ai danni delle minoranze reli­giose. A temere un clima diffuso di intolleranza e impunità sono i cittadini indù – l’8% dei 170 milioni di abitanti – ma anche cristiani e buddhisti: il Bangladesh Hindu Buddhist Christian Unity Council ha denunciato diversi attacchi, in alcuni casi con vittime, contro abi­tazioni, luoghi di culto e attività commerciali appartenenti alle mi­noranze. E sebbene il governo ad interim di Muhammad Yunus ab­bia promesso di tutelare tutte le comunità, sia le Nazioni Unite sia varie organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International, han­no espresso preoccupazione per le ripetute violazioni dei diritti, esortando le autorità a perseguire i responsabili dei crimini d’odio.

In questo contesto di forte instabilità, il cartoonist di Dhaka, che è anche redattore associato di Unmad, la più longeva rivista satirica dell’Asia meridionale, sottolinea l’urgenza di sottrarsi a uno scontro politico spesso fortemente ideologico e polarizzato per concentrare le energie sulla denuncia delle dure condizioni di vita dei cittadini bangladesi: «La situazione socioeconomica è molto difficile, la gente deve affrontare problemi come l’aumento dei prezzi del cibo, la mancanza di trasporti pubblici adeguati e la grave insicurezza delle strade, ma anche la pessima qualità dell’aria e la carenza di una governance locale. Nessuna parte politica si sta seriamente occupan­do di queste criticità», afferma. E così anche una matita, o le bombolette spray usate per creare murales, possono trasformarsi in strumenti per il cambiamento: in quest’ottica Tanmoy Cartoons lavora in progetti di formazione al visual storytelling con i ragazzi delle campagne, per offrire loro la possibilità di esprimersi, ma anche con i piccoli profughi rohingya fuggiti dal Myanmar, che hanno l’opportunità di rielaborare attra­verso l’arte il trauma vissuto. «Spesso l’opinione pubblica pensa alle vignette satiriche o ai fumetti come a semplici provocazioni a cui reagire sul momento, magari con una risata, ma sono convinto che noi possiamo contribuire a creare una narrazione su cui costruire un terreno comune, nell’ottica di raggiungere un’armonia cultura­le in un contesto di uguaglianza nazionale».

Un lavoro a cui devono contri­buire tutte le componenti della società, in prima fila le ragazze, che spesso non hanno le stesse opportunità di esprimersi dei propri coetanei. È nato così il progetto “Girls do Comics”, un’antologia di lavori delle più brillanti creatrici di fumetti emergenti del Bangladesh: «Con la mia casa editrice abbiamo lanciato un bando a cui hanno risposto ben duecento ragazze: neanche immaginavamo che nel Paese ci fossero tante fumettiste di talento. Abbiamo selezionato 27 tavole tra le più significative per la pubblicazione».

Voci – e immagini – che rivelano come le donne bangladesi percepiscono la propria identità oggi, in un arazzo che va dalle dinamiche familiari al legame con la natura, dagli standard di bellezza alla salute mentale, dalla scoperta di sé al bullismo on line. «Queste creative stanno lasciando il segno in un campo tradizionalmente dominato dagli uomini, rimodellando il panorama del racconto nazionale con un punto di vista inedito e rivoluzionario». I fumetti, insomma, possono essere una questione più seria di quanto si immagini: «Con le nostre tavole cerchiamo di disegnare il nuovo Bangladesh»

GUARDA ANCHE LA PUNTATA DI FINIS TERRAE

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