Kuwait: la terra in fiamme

Fu uno dei disastri ecologici peggiori della storia. Dopo 25 anni a Milano una mostra con le immagini del grande fotografo Sebastião Salgado ci ricorda cosa fu l’incendio dei pozzi petroliferi in Kuwait.
Sebastião Salgado /Amazonas Images/Contrasto

Salgado fu tra i primi fotografi a intuire la reale portata e la gravità di questa situazione. E partì per documentare la distruzione dell’ambiente e il duro lavoro degli uomini che provavano a spegnere gli incendi. Le fotografie del Kuwait in fiamme fanno parte di uno dei grandi lavori del fotografo brasiliano, “La mano dell’uomo”, che documenta il valore, ma anche la sofferenza, del lavoro manuale e la condizione degli operai. La mostra di Milano ha, in più rispetto a quelle già esposte in passato, delle foto inedite aggiunte da poco dal fotografo. «Di recente mi sono fratturato un ginocchio e ho dovuto subire due operazioni», racconta Salgado. «Così ho avuto tempo di rivedere i miei lavori e, a 25 anni dal disastro in Kuwait mi sembrava importante tornare a raccontare questa storia, che fa parte della nostra vita, del nostro passato anche se è accaduta in un luogo che può apparire “remoto” come il Kuwait.
«Le foto sono lo specchio della nostra società, ma per un fotografo è anche ciò che alla società possiamo restituire», ha aggiunto Salgado. «Il mio obiettivo è sempre stato cercare di comprendere la realtà in cui viviamo. La fotografia non può di certo cambiare il mondo. Ma può aiutare, insieme all’informazione, a renderci più consapevoli di alcune questioni di cui non ci rendiamo conto da soli, che sembrano lontane ma fanno parte della nostra vita, come quello che è accaduto in Kuwait».
«Durante il lavoro “La mano dell’uomo”, mi sono sentito spesso fiero di appartenere alla specie umana – ha detto ancora Salgado -, per la capacità che abbiamo di trasformare la realtà, per la dignità del lavoro. Ma altre volte ho provato vergogna, quando mi è capitato di sbattere contro il muro dei nostri comportamenti nei confronti degli altri esseri umani e del pianeta. Ho toccato con mano una capacità distruttiva dell’uomo che va oltre l’immaginabile».
In un altro suo grane progetto, Genesi (come sempre realizzato in collaborazione con la moglie Lélia Wanick Salgado), il grande fotografo brasiliano ha indagato il rapporto con la natura, raccontando con le sue immagini la bellezza del creato, come risorsa magnifica da raccontare, contemplare, conoscere, amare.
Le sue immagini del Kuwait rievocano invece la capacità distruttiva di cui l’uomo può essere capace, e ci ricordano uno dei drammi della nostra storia recente, del quale forse non siamo stati neppure consapevoli.
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